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cibo degli dei ……….

Questa pianta prende il suo nome da una parola d’origine proto amerinda pronunciata “kakawa”. I primi agricoltori che iniziarono la coltivazione della pianta furono i Maya intorno al mille a.C.
Il termine scientifico “theobroma cacao” (cibo degli dei), venne indicato da Carlo Linneo nel XVIII sec. per le numerose proprietà attribuite al cacao dai popoli dell’America centrale.
I semi erano: un simbolo di prosperità nei riti religiosi; una medicina capace di guarire le malattia della mente e del corpo (eritemi, diarrea o mal di stomaco); la base del sistema monetario.

Un seme di cacao valeva l’equivalente di quattro pannocchie di mais, tre semi servivano per comprare una zucca o un uovo di tacchino, e con cento si poteva entrare in possesso di una canoa o di un mantello in cotone.
Sotto l’aspetto alimentare il cacao era ingredienti fondamentale per diverse bevande, classificate in base alla qualità dei semi e dei prodotti associati. Famosa era la “pasol”, cacao abbinato al mais, che confezionata in forma di palline diventava alimento corroborante di facile trasporto, da consumare dopo l’immersione in acqua calda.
Lo storico milanese Benzoni nella sua “Historia del mondo nuovo” (1565) così presenta il cacao e la mistura da esso derivata:

“il suo frutto è a modo di mandorle, e nasce in certe zucche di grossezza e larghezza quasi come un cocomero… lo mettono al sole ad asciugare, e  lo fanno seccare al fuoco, e poi con le pietre… lo macinano, e a poco a poco distemperatolo con acqua.
Non si può stabilire con certezza il momento in cui il cacao sarebbe approdato in Europa. Molti libri hanno attribuito a Cortés questo merito, ma non esisterebbe una prova documentata di tale ipotesi.

Il primo scritto ufficiale dell’apparizione del cacao nel Vecchio Continente, proviene dalla relazione della visita di una delegazione di frati domenicani, ritornati da Verapaz dopo un tentativo di sottomissione dei nativi. Era il 1544 quando i religiosi condussero una rappresentanza di nobili Maya in visita a Filippo di Spagna; sembra che gli ospiti, vestiti negli abiti tradizionali del proprio paese, offrirono al principe molti doni tra i quali una bevanda scura, pastosa, chiamata “xocoatl”, proveniente dai semi del cacao.
Indipendentemente da chi avrebbe introdotto il cacao in Europa, bisogna ricordare che durante il ‘500 la Spagna e i territori del Nuovo Mondo erano in costante contatto, e il passaggio dei semi potrebbe essere avvenuto attraverso le linee di comunicazione fra i conventi del Centro America e le rispettive case madri spagnole. In ogni caso il commercio transoceanico del cacao iniziò solo nel 1585, anno in cui il primo carico di chicchi raggiunse Siviglia da Veracruz.

ora noi siamo pronti con la commercializzazione del cacao crudo a breve daremo notizie interessanti

cacao del Equador  e del Peru ed sin anco dei  Santiago, Dominican Republic

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a presto  ciao  tutti

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Questi alimenti sono importanti perché apportano carboidrati (soprattutto amido e fibra), ma anche vitamine, minerali ed altre sostanze di grande interesse per la salute. Inoltre i cereali, e soprattutto i legumi, sono anche buone fonti di proteine. Numerosi studi hanno dimostrato che un’alimentazione ricca in cereali, legumi, ortaggi e frutta protegge dalla comparsa di numerose malattie molto diffuse nei paesi sviluppati, in particolare diverse forme di tumore e malattie cardiovascolari (patologie delle arterie coronarie, ipertensione, infarto), cataratta, malattie dell’apparato respiratorio (asma e bronchiti), malattie dell’apparato digerente ecc. Il consumo di adeguate quantità di frutta e ortaggi assicura, inoltre, un rilevante apporto di nutrienti (vitamine, minerali, acidi organici) e nello stesso tempo consente di ridurre la densità energetica della dieta, sia perché il tenore in grassi e l’apporto calorico complessivo sono limitati, sia perché il potere saziante di questi alimenti è particolarmente elevato.

Perché dobbiamo consumare più cereali, legumi, ortaggi e frutta?

Perché apportano amido

I cereali e derivati sono sempre stati nell’alimentazione italiana la fonte principale di carboidrati. In un’alimentazione equilibrata il 60% circa delle calorie della razione dovrebbe provenire dai carboidrati, dei quali almeno i tre quarti sotto forma di carboidrati complessi e non più del quarto restante sotto forma di carboidrati semplici. L’importanza dei carboidrati deriva dal fatto che vengono assorbiti ed utilizzati dall’organismo facilmente e senza produrre scorie metaboliche, assicurando alle cellule un rifornimento di glucosio e perciò di energia. L’amido richiede un certo lavoro digestivo per essere trasformato in glucosio, e per questo motivo viene assorbito più lentamente. Invece i carboidrati semplici vengono digeriti e assorbiti più facilmente. Di conseguenza, la presenza contemporanea dei due tipi di carboidrati (semplici e complessi) nelle proporzioni indicate assicura all’organismo un rifornimento di energia costante e prolungato nel tempo, tale da evitare brusche variazioni del tasso di glucosio nel sangue (glicemia)Shimano Set MANOVELLA 36x26170 Holl II O. BBparti cl 48.8 mm hr 11f ifcm8000Toppa UFFICIALE Patch Badge UEFA Cup 200509 x10 pezzipiecesELITE RODILLOS BICICLETA QUBO HYDROMAG

Perché forniscono fibra I cereali e derivati, i legumi, gli ortaggi e la frutta rappresentano inoltre buone fonti di fibra alimentare. La fibra alimentare di per sé non ha valore nutritivo o energetico (se si eccettua la piccola quantità di energia proveniente dagli acidi grassi formatisi per fermentazione nel colon), ma è ugualmente molto importante per la regolazione di diverse funzioni fisiologiche nell’organismo. Essa è costituita per la maggior parte da carboidrati complessi, non direttamente utilizzabili dall’organismo umano. Alcuni di questi composti (cellulosa) sono insolubili in acqua, e agiscono prevalentemente sul funzionamento del tratto gastrointestinale, ritardando lo svuotamento gastrico e facilitando nell’intestino il transito del bolo alimentare e l’evacuazione delle feci. Invece altri composti (pectine) sono solubili in acqua – nella quale formano dei gel resistenti – e regolano l’assorbimento di alcuni nutrienti (ad esempio zuccheri e grassi) riducendolo e rallentandolo, contribuendo così al controllo del livello di glucosio e di colesterolo nel sangue.

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Zuccheri, dolci bevande zuccherate: nei giusti limiti

Il sapore dolce è legato ad una serie di sostanze sia naturali che artificiali. Quelle naturali appartengono per lo più alla categoria dei carboidrati semplici o zuccheri (i carboidrati complessi, come l’amido, sono privi di sapore dolce). Quelle artificiali sono rappresentate da molecole di diversa natura chimica. Nell’alimentazione abituale le fonti più importanti di zuccheri sono gli alimenti e le bevande dolci. Lo zucchero comune (saccarosio) si ricava per estrazione sia dalla barbabietola che dalla canna da zucchero, che ne rappresentano le fonti più ricche. È presente naturalmente nella frutta matura e nel miele, che contengono anche fruttosio e glucosio.

Quindi gli zuccheri sono facilmente assorbiti ed utilizzati, sia pure con diversa rapidità. Il consumo di zuccheri, specialmente se assunti da soli, provoca quindi in tempi brevi un rapido innalzamento della glicemia (ossia della concentrazione di glucosio nel sangue) che tende poi a ritornare al valore iniziale (curva glicemica) entro un periodo più o meno lungo.

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I SOSTITUTI DELLO ZUCCHERO

Dotati di sapore dolce sono anche certi composti naturali appartenenti alla categoria dei polialcoli, quali il sorbitolo (presente naturalmente in alcuni frutti), lo xilitolo e il maltitolo. Questi composti, avendo un potere calorico inferiore a quello degli zuccheri ed essendo meno fermentescibili, sono stati impiegati al posto dello zucchero comune per realizzare alcuni prodotti ipocalorici (alimenti e bevande “light” o “senza zucchero”) ed allo scopo di prevenire la carie. Anche vari altri composti, artificialmente prodotti e dotati di un forte potere dolcificante (da 30 a 500 volte quello dello zucchero), vengono impiegati per dolcificare alimenti e bevande ipocaloriche, in quanto, alle dosi usate, risultano praticamente privi di potere calorico (ciclamati, aspartame, acesulfame, saccarina).

FALSE CREDENZE SUGLI ZUCCHERI

Non è vero che il valore calorico e le caratteristiche nutritive dello zucchero grezzo siano diverse da quelle dello zucchero bianco. Lo zucchero grezzo (che si ricava sia dalla canna da zucchero che dalla barbabietola) è semplicemente uno zucchero non totalmente raffinato: le differenze di colore e sapore dipendono dalla presenza di piccole quantità di residui vegetali (melassa) che non vantano particolari significati nutrizionali.

Non è vero che i succhi di frutta “senza zuccheri aggiunti” siano privi di zuccheri. Contengono comunque gli zuccheri naturali della frutta – saccarosio, fruttosio e glucosio  nella misura dell’8-10% e quindi forniscono circa 70 kcal per bicchiere (200cc)

Se vuoi consumare alimenti e bevande dolci ipocalorici dolcificati con edulcoranti sostitutivi, leggi sull’etichetta il tipo di edulcorante usato e le avvertenze da seguire.

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il nostro peso corporeo

il nostro peso corporeo rappresenta l’espressione tangibile del “bilancio energetico” tra entrate ed uscite caloriche. L’energia viene introdotta con gli alimenti ed è utilizzata dal corpo sia durante il riposo (per mantenere in funzione i suoi organi, quali cervello, polmoni, cuore, ecc.), sia durante l’attività fisica (per far funzionare i muscoli). Se si introduce più energia di quanta se ne consuma, l’eccesso si accumula nel corpo sotto forma di grasso, determinando un aumento di peso oltre la norma, sia nell’adulto che nel bambino. Se invece si introduce meno energia di quanta se ne consuma, il corpo utilizza le sue riserve di grasso per far fronte alle richieste energetiche.
COMPOSIZIONE CORPOREA
Mediamente il peso del corpo di un uomo adulto è costituito per l’80-85% da massa magra (liquidi corporei, muscoli, scheletro, visceri, ecc.) e per il 15-20% da massa grassa (tessuto adiposo). Nella donna adulta la percentuale di massa grassa è del 20-30%.

I bambini, rispetto all’adulto, hanno una maggiore percentuale di acqua e una minore percentuale di grasso (in sede prevalentemente sottocutanea).

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Per stare bene è necessario introdurre con l’alimentazione una certa quantità di grassi, ma è altrettanto opportuno non eccedere, cosa che invece spesso si verifica nell’alimentazione degli italiani. I grassi, oltre a fornire energia in maniera concentrata (9 calorie/g, cioè più del doppio rispetto a proteine e carboidrati), apportano acidi grassi essenziali della famiglia omega-6 (acido linoleico) e della famiglia omega-3 (acido linolenico) e favoriscono l’assorbimento delle vitamine liposolubili A, D, E, K e dei carotenoidi. Un eccessivo consumo di grassi nell’alimentazione abituale rappresenta invece un fattore di rischio per l’insorgenza di obesità, malattie cardiovascolari e tumori. Le quantità di grassi che assicurano un buono stato di salute variano da persona a persona, a seconda del sesso, dell’età e dello stile di vita: una quantità indicativa per l’adulto è quella che apporta dal 20-25% delle calorie complessive della dieta (per soggetti sedentari) fino ad un massimo del 35% (per soggetti con intensa attività fisica). Così, ad esempio, in una dieta da 2100 calorie quelle da grassi possono variare da 420 a 700, corrispondenti a 46-78 grammi. Per i bambini di età inferiore ai 3 anni, invece, la quota di grassi alimentari nella dieta può essere più elevata.

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Si è svolta con il patrocinio della Regione Lazio, la conferenza stampa di presentazione delle attività dell’Ateneo del Gelato Italiano, la Scuola di Gelateria Internazionale Made in Italy, rigorosamente artigianale, creata all’interno di uno dei più antichi laboratori di gelateria, il Palazzo del Freddo di Giovanni Fassi.
Il progetto formativo nasce dalla collaborazione tra l’ANPA Accademia Nazionale Professioni Alberghiere, prima Scuola-Albergo d’Italia, e il Palazzo del Freddo di Giovanni Fassi, l’impresa artigiana più antica della Capitale.
“Nel nostro Paese non viene mai data la giusta importanza al saper fare artigiano che ha reso grande il Made in Italy nel mondo – sottolinea Cristina Ciferri, presidente ANPA – e per questo da oltre venti anni mi occupo di formazione professionale finalizzata alla valorizzazione dei mestieri, soprattutto di quelli che hanno a che fare con il settore del food e del turismo. Con l’Ateneo del Gelato ho voluto dare corpo a un progetto che coltivavo da tempo, promuovendo la diffusione del mestiere del gelatiere. Ritengo che il gelato sia un elemento distintivo della cultura italiana e che, nello stesso tempo, sia in grado di parlare tutte le lingue del mondo”. L’Ateneo del Gelato Italiano offre corsi base e avanzato di gelatiere e moduli formativi specializzati in aree tematiche che abbracciano vari settori, dal gluten free alla gelateria gourmet e vegan.
“C’è sempre tanta disinformazione sulle caratteristiche reali del gelato artigianale – spiega Andrea Fassi, A.D. del Palazzo del Freddo e Maestro Gelatiere – mentre il nostro mestiere ha necessità di essere tramandato con cura e passione, senza sensazionalismi che rischiano di svilirlo e mortificare la sapienza artigiana. Per questo ho messo a dispozione dell’Ateneo del Gelato Italiano la mia esperienza e il laboratorio del Palazzo del Freddo. Il mio bisnonno è stato il primo a credere nel gelato artigianale e a rifiutare proposte importanti di collaborazione con grandi realtà industriali. Nel suo nome porto avanti il progetto formativo ideato insieme a Cristina Ciferri”.
ANPA e Fassi hanno ottenuto il patrocininio e la collaborazione della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e delle Piccole e Medie Imprese che si occuperà degli aspetti legati al fare impresa, garantendo agli allievi dell’Ateneo tutta l’assistenza necessaria nel caso di apertura di attività in proprio.
“Le antiche tradizioni non muoiono. L’antica gelateria Fassi – afferma Erino Colombi, presidente della CNA – da oltre 100 anni delizia i cittadini romani e i turisti con i suoi gelati artigianali di alta qualità e ora decide insieme ad ANPA di trasmettere questo prezioso saper fare ai giovani che, frequentando l’Ateneo, potranno inserirsi con competenze professionali e artigianalità nel mondo del gelato. La CNA ha scelto di sostenere questo progetto perché le artigianalità di eccellenza sono un patrimonio importante per la nostra città che non possiamo permetterci di perdere”.
A portare i saluti istituzionali del Municipio I Centro è stato l’assessore alle Politiche Educative Giovanni Figà Talamanca che ha sottolineato il fine sociale dell’Ateneo del Gelato Italiano, impegnato a riservare periodicamente un posto alla formazione di persone indicate dai servizi sociali e a donare il gelato prodotto in beneficenza.
La conferenza ha ospitato il contributo della dottoressa Annamaria Aisha Tiozzo esperta di halal, circa le
biologo Giovanni Giacomo Costamagna e del medico estetico e nutrizionista Massimiliano Baccanelli, docenti dell’Ateneo del Gelato Italiano e membri del comitato scientifico, rispettivamente sui temi della sicurezza alimentare HACCP, degli aspetti nutrizionali e del valore energetico del gelato, e sul “gelato della bellezza”, ovvero sul gelato realizzato con ingredienti che conciliano gusto e benessere e che possono considerarsi anti-age, stimolatori dell’abbronzatura, benefici per la dieta, da scegliere non solo per il gusto ma anche in base agli specifici ingredienti che possono contenere maggiori proprietà antiossidanti, maggior apporto vitaminico o contenuto di probiotici benefici per intestino e pelle.
Alto importante intervento quello sulla gelateria vegan a cura del Maestro gelatiere Luigi Graziosi, Nutritional cooking consultant trainer, da più di vent’anni nel settore, noto per la formulazione di prodotti unici, per la sua profonda conoscenza delle materie prime e delle più sofisticate tecnologie, docente dell’Ateneo del Gelato Italiano.
Quella dell’Ateneo del Gelato Italiano si presenta dunque come una formazione a tutto tondo nel settore della gelateria artigiana, dagli aspetti pratici e metodologici alle incidenze sulla salute e il benessere dell’organismo, dagli aspetti normativi per l’apertura di un’impresa fino alle tecniche per la sua promozione sul mercato.

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L ’ice cream viene prodotto con freezer continui, prettamente industriale  anche se oggi ci sono delle piccole realtà che approfittano di questo metodo molto remunerativo , passa, generalmente, attraverso i tunnel di surgelazione, dove la temperatura è -40° e sosta in celle di primo stoccaggio (nello stabilimento di produzione) per un tempo sufficiente a “garantire una temperatura al cuore del prodotto di almeno -18°C  ,  Tale temperatura è tecnicamente necessaria sia per consentire una più lunga conservazione del prodotto, sia per permettere di svolgere le altre fasi precedenti alla vendita (trasporto con mezzi frigoriferi fino alla cella di secondo stoccaggio e/o alla cella del distributore e/o al conservatore del cliente).

L’ ice cream è prodotto nei freezer continui; in essi la manteca zione avviene con immissione continua di miscela e fuoriuscita continua di prodotto finito (ciclo continuo). In questo caso il tempo di sosta nella camera di manteca zione e la trasformazione da miscela a gelato avviene nell’arco di poche decine di secondi (contro i 10-15 minuti necessari per il gelato artigianale).

L’ ice cream ha generalmente un aumento di volume nettamente superiore a quello del gelato artigianale grazie alla maggiore quantità di aria soffiata nel gelato (la Legge consente fino al 100% del suo peso) che, agendo da cuscino termico, lo fa sciogliere molto lentamente. Ciò significa che 1000 ml di gelato industriale potrebbero pesare solo 500 gr.

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